19 dicembre 2011

Romanzo gotico: le origini del genere e l'irresistibile fascino del villain



5593467488_121f5cfa49.jpg
Durante il XVIII secolo, l'aggettivo "gotico" fu generalmente associato a tutto quanto fosse medievale, irrazionale, fuori controllo, primitivo, rude, eccessivo e quindi opposto ai dettami di razionalità, equilibrio e misura tanto esaltati e apprezzati dai Classici Illuministi. Fu soltanto poi verso le ultimissime decadi del secolo, che il termine cominciò a caricarsi di connotati positivi, in sintonia con lo stravolgimento dei valori del periodo. La rivalutazione riguardò tutto quanto fosse sentimentale e irrazionale con un deciso recupero del patrimonio del passato e, in special modo, di quello medioevale, tanto snobbato e criticato dagli Illuministi.

Caratteristiche comuni dei romanzi gotici
In letteratura, questi cambiamenti culturali trovarono terreno più che fertile per attecchire e l'aggettivo "gotico" cominciò ad essere associato anche ad uno specifico gruppo di romanzi scritti tra il 1760 e il 1820.
Molto numerose le caratteristiche comuni tra tutte le opere gotiche di questi anni: 
  • interesse per l'aspetto non razionale dell'esistenza
  • interesse per le esperienze non dimostrabili empiricamente
  • la presenza di elementi dell'orrore
  • interesse per il soprannaturale
  • le ambientazioni prettamente medioevali come castelli, rovine, passaggi segreti, luoghi nascosti
  • rappresentazione della natura durante le manifestazioni più spettacolari e terrificanti: temporali, uragani, terremoti.
I personaggi
5593465538_20373f4213.jpg
Quanto ai personaggi di questi romanzi, gli scrittori gotici si soffermarono prevalentemente su tipi stereotipati. C'era sempre una giovane eroina, indifesa, timida, molto incline al sentimento, ma altrettanto affascinata dall'aspetto misterioso dell'esistenza, che veniva rappresentata all'inizio del racconto, in una situazione di arcadica serenità e perfetto equilibrio. Dall'arcadia, i romanzi scivolavano poi in una situazione di anti-arcadia, ovvero di estremo pericolo in cui il mondo dell'eroina veniva stravolto da un "villain", il cattivo di turno.

Il villain era sempre crudele, cinico, rude ma anche irresistibilmente affascinante e di bell'aspetto. Oltretutto l'alone di mistero attorno a questo personaggio non faceva che provocare nell'eroina una incoffessabile attrazione che la legava suo malgrado al proprio aguzzino.
Il recupero della situazione arcadica dell'inizio del racconto, ristabiliva l'equlibrio perduto per cui il villan veniva assicurato alla giustizia o ucciso e l'eroina tornava alla propria vita di sempre come se quell'esperienza non fosse mai accaduta e come se il villain non avesse mai fatto traballare tutto il mondo di ipocrite e rispettabili certezze cui era solita ancorarsi.
L'evoluzione del villain nel corso degli anni
Furono innumerevoli in quegli anni i villain nati dalla penna degli scrittori di romanzi gotici, personaggi che man mano venivano sempre più caricati di forza simbolica, personalizzati, resi unici. Spesso il villain infatti smise di rientrare nella generica categoria di uomo cinico, tormentato, problematico, con un passato tragico alle spalle, solo e diverso, per cominciare ad incanalarsi in filoni più riconoscibili e sempre più distanti l'uno dall'altro. Tra i più celebri villain, la letteratura ricorda Frankenstein - con cui si affronta il tema del doppio (cui dedicherò un articolo a parte), Doctor Jekyll e Mr Hyde, Dorian Gray, Dracula.
I primi romanzi gotici
Tra i primi scrittori di romanzi gotici si segnala Horace Walpole, autore inglese de "Il castello di Otranto" ambientato in piena età medievale e Ann Radcliffe, autrice di "I misteri di Udolfo" e "L'italiano", entrambi romanzi in cui si ritrovano tutti gli ingredienti del genere gotico nonostante ogni minimo elemento sovrannaturale presente nelle storie venga sempre reso plausibile da spiegazioni razionali.

(Entrambe foto di Clairwil Oh - Flickr - CC)
-->

Nessun commento:

Posta un commento