15 dicembre 2011

Il castello di Otranto: l'apripista dei romanzi gotici

Quando nel 1764 viene pubblicato "Il castello di Otranto" scritto da Horace Walpole, i tempi e il pubblico non sono ancora maturi per misurarsi con con un'opera di genere gotico. E di questo ne era ben consapevole lo stesso Walpole il quale - con una buona dose di astuzia - decise di fare ricorso all'artificio retorico del manoscritto ritrovato, opera di un anonimo del Cinquecento e collocando di fatto il romanzo a fatti lontani nel tempo e nello spazio per non urtare in alcun modo la sensibilità dei contemporanei.
Trama
"Il castello di Otranto" si apre con l'annullamento di una celebrazione nuziale a causa della morte accidentale dell'aspirante marito, evento che ha dell'inspiegabile se non addirittura del sovrannaturale.
Isabella così piange il fidanzato mentre Manfred, padre del defunto ragazzo, nonché principe di Otranto, comincia ad insediare la giovane comunicandole la propria intenzione di divorziare dalla propria moglie Hippolita per sposarsi proprio con lei. Isabella a questo punto, in seguito anche ad atteggiamenti tutt'altro che limpidi da parte di Manfred, è costretta a fuggire secondo itinerari improbabili, nei recessi più reconditi del castello di Otranto dove tutto ha le sembianze dell'incubo e del terrorifico. Questa fuga però sarà spesso agevolata dall'intrusione di episodi di chiara natura sovrannaturale che concorreranno a vanificare le pericolose intenzioni di Manfred.
A un certo punto della storia, poi, interverrà anche Theodore, un giovane che prende a cuore le sorti di Isabella tanto da fare di tutto pur di liberarla dalle grinfie del principe di Otranto.
Contesto storico-letterario
"Il castello di Otranto" di Horace Walpole dunque è un romanzo gotico certamente ardito e coraggioso in cui sono presenti sia debiti nei confronti della tradizione precedente come le avventure picaresche o i romance cavallereschi ma anche vari elementi di novità che molti altri scrittori saranno ben lieti di adottare anche nelle loro opere del periodo. 
Tra gli elementi principi di questo romanzo gotico si segnalano dunque: l'avventura, il ricorso al sovrannaturale, l'agnizione - ovvero il recupero da parte dell'eroe positivo della propria vera identità - il debito nei confronti del romanzo cavalleresco con l'eroe pronto a tutto pur di di difendere l'eroina perseguitata dal villain, la suspense, le geografie da incubo, in questo caso, del castello che si impone come vera e propria prigione in cui gli eventi accadono nella più totale atemporalità e, infine, il recupero della situazione arcadica dell'inizio. "Il castello di Otranto" infatti si conclude con la celebrazione del matrimonio tra Isabella e Theodore - il quale ha appena scoperto le sue nobili origini ed è rientrato in possesso di ciò che gli spetta - il pentimento di Manfred che si rinchiude in convento per espiare le proprie colpe, la pace ritrovata del fantasma che può finalmente riposare, e il ripristino della dimensione realistica dell'esistenza in cui nessuno spazio più è accordato a profezie, incubi e spettri.

(Foto di CDRummBKS - Flickr - CC)
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